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NUTRIZIONE

Aurora Cavallo: il cibo ci unisce

di Anna Prandoni , 19 Settembre 2022
Tempo di lettura: 5 minuti
Aurora Cavallo: il cibo ci unisce

Aurora Cavallo, nella vita digitale, è Cooker girl. Classe 2001, a soli 15 anni, questa brillante e determinata ragazza decide di aprire un blog culinario con uno pseudonimo per mettere alla prova le sue abilità. Era un gioco, ma come spesso accade quando a guidare la storia sono le logiche dei social, il suo profilo in poco tempo diventa una reale opportunità e guadagna moltissimi follower, prima su TikTok, e poi anche su Instagram.

Tradizione e famiglia, ricette di cuore e di casa sono il centro della narrazione di questa giovane che ha saputo cogliere le possibilità del digitale per creare qualcosa che non esisteva e che oggi è parte determinante della sua carriera, della sua vita e del suo successo. Il segreto è uno solo: una spontaneità unica, che si fonde con la capacità naturale di coinvolgere i follower rendendoli partecipi della sua positività, del suo dinamismo e della sua allegria ai fornelli. 

I nonni sono il punto di riferimento, una costante fonte di ispirazione a cui dedica ricette mescolate a ricordi. Da gioco a realtà, questa esperienza ha segnato anche la scelta dei suoi studi: oggi Aurora è una studentessa all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e, da questa esperienza formativa, sta acquisendo gli strumenti per aiutare i ragazzi della sua età ad avere un rapporto più corretto e consapevole con il cibo.

I social network diventano un mezzo per comunicare alle giovani generazioni l’uso sano e consapevole del cibo, spesso scegliendo prodotti locali e biologici. 

La collaborazione con il sito GialloZafferano e l’uscita del suo libro La cucina scaldacuore. Storie, ricette e segreti hanno contribuito ad accrescere la sua popolarità soprattutto tra la Gen Z, che vede in lei un modello da cui imparare sempre nuove ricette e avere nuovi spunti sull’alimentazione.

Come scegli le ricette da condividere?
Le ricette che condivido rispecchiano totalmente la mia quotidianità e i miei gusti, a volte condivido cosa ho preparato per cena o per pranzo, in altro momento invece ho voglia di una focaccia, un dolce pazzesco che ho visto su Instagram e voglio provare a farlo: le mie ricette rispecchiano sempre il mio percorso in cucina. Sono sicuramente al 100% ricette che, in primis, mi diverte fare, ma soprattutto mangiare. Il mio rapporto col cibo è legato a un aspetto che va ben oltre il semplice nutrirsi, quello c’è ed è importante, ma ha un valore più ampio, come la condivisione, la dimostrazione d’affetto. Se voglio dire “ti voglio bene” lo faccio con una torta, che per me vale più di mille parole! 

Ma come ti nutri normalmente? Mangi tutto ciò che posti? 
La mia alimentazione non è ciò che posto, magari posto spesso ricette sfiziose, ma non le mangio ogni giorno. Ho un’alimentazione abbastanza standard, a me piace molto la cucina asiatica, cucino spesso quella tipologia di piatti. Mangio le stesse cose, magari fatte in modo diverso, non seguo una dieta particolare. Mi regolo da sola, a volte è un momento un po’ più detox, altre mi lascio trasportare da una cena più particolare: la parola chiave è equilibrio. Non sto dicendo nulla di nuovo, sia chiaro, è solo ciò che cerco di mettere in atto nella mia quotidianità. Ognuno vive l’alimentazione in modo molto personale.

Com’è il tuo rapporto con il cibo nella vita privata? Che cosa ti piace di più scegliere?
La mia cucina preferita è quella italiana, non potrei vivere senza pasta e pizza. Apprezzo quella asiatica, infatti mi piacciono molto le spezie e i sapori decisi. Che sia un formaggio stagionato, un pad thai con tantissime spezie, un curry io impazzisco! Il mio piatto preferito è la più semplice pasta al pomodoro. Vivo in un piccolo paese, dove non c’è l’approvvigionamento di ingredienti che può esserci a Milano o in altre grandi città. Sono molto curiosa e quando viaggio provo sempre piatti particolari, anche nell’università che frequento siamo spinti a conoscere nuove tradizioni e culture culinarie.

Come valorizzi la sostenibilità nelle tue ricette e nel tuo lavoro?
Sostenibilità è un termine che si presta a molte interpretazioni, non vi è una definizione universale e questo è un problema, forse uno dei primi: infatti si può usare questa parola anche in modo sbagliato. La mia interpretazione è cercare, nel mio piccolo, di supportare una sostenibilità di tipo sociale: pagare il giusto per un prodotto, perché dare il giusto valore economico al cibo è importante, e questa cosa noi la stiamo un po’ perdendo. La sostenibilità è anche ambientale: non sono vegetariana o vegana, ma conosco l’impatto dell’industria della carne sul cibo. Cerco di ridurre i consumi di prodotti animali, però per il background che ho – nata in Piemonte dove agricoltura e allevamento sono comunque alla base dell’economia – per il momento non mi sento di eliminare del tutto questi alimenti dalla dieta. Conosco tante famiglie che vanno avanti grazie alla loro azienda di allevamento di bovini. Bisogna conoscere, diventare curiosi, chiedere, capire ciò che compriamo e rispettare dei limiti.

Qual è la tua cucina preferita? Come scegli la tua materia prima e i prodotti da usare nelle ricette ma anche nella tua alimentazione quotidiana? 
Se devo scegliere, mi piace sperimentare ricette vegetariane e vegane, non sono una grande fan della carne, ne mangio poca. Ho la fortuna di vivere in un paesino, e sottolineo “fortuna”! Il Piemonte ti dà la possibilità di conoscere più facilmente le fonti di materie prime, qui è diverso rispetto a Milano. Il mercato è il posto che preferisco, ho il mio banco preferito. Conoscere le persone è importante, conoscere il produttore vuol dire conoscere il prodotto.

Qual è il valore aggiunto e il contributo che vuoi dare con il tuo lavoro al mondo del cibo? Che cosa pensi ti differenzi dagli altri?
Per me il cibo non è solo nutrizione, ma ha un forte valore sociale e comunitario, e questo aspetto è ciò che sento più vicino a me. Credo sia questa la mia causa: l’aspetto comunitario. Cerco di condividere un profilo gioioso, che sorride: in un certo senso, il cibo è condivisione, gioia, fermarsi, sedersi a tavola e raccontarsi.

Questo mi differenzia dagli altri: non c’è niente di più vero della frase “food brings people together”. La sposo totalmente. La tua crescita, in termini di followers e popolarità, si è tradotta anche in una crescita dal punto di vista professionale, con una maggiore consapevolezza e attenzione a certe tematiche?

A livello professionale, il mio modo di comunicare è cambiato moltissimo con la crescita della fanbase. Imparare a conoscersi a vicenda aiuta a capire cosa puoi dire e cosa non puoi, perché alla fine, anche se attraverso i social, sono sempre io, Aurora. Capisci quanto alcune tematiche siano tanto vicine sia a te che alla community a cui ti rivolgi. L’altro giorno, ad esempio, parlavo del mercato, e spiegavo che c’erano due tipi di zucchine diverse: io, seppur a un prezzo più alto, ho deciso di scegliere quella del Roero e ho spiegato che dietro a prezzi molto bassi potrebbe nascondersi situazioni di caporalato e altri problemi. Il riscontro che ho avuto è stato molto positivo: non hanno solo espresso solidarietà con la mia scelta, ma hanno condiviso con me il loro punto di vista. Questo è il dibattito che preferisco, perché così ho possibilità di interfacciarmi con altre persone con background culturali, economici e sociali diversi dai miei.

Che cosa ti evoca nella memoria il Parmigiano Reggiano e qual è il tuo primo ricordo legato a una “scaglia” di formaggio? 
Il primo ricordo che mi viene in mente è legato ai pasti dai genitori di mio papà dove c’è sempre il formaggio e viene grattugiato esclusivamente sul momento da nonno Beppe: loro non conoscono il formaggio già grattugiato. Lui lo ama, e ama in particolare il Parmigiano Reggiano con la pasta al burro. È un ricordo magnifico.

Foto © Gabriele Stabile

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