Andrea Campani è un medico veterinario, da anni lavora all’interno di alcuni degli allevamenti che forniscono il latte ai caseifici del Parmigiano Reggiano. Con gli allevatori porta avanti la missione di salvaguardare le bovine da latte. Con lui abbiamo parlato della collaborazione tra veterinari e allevatori, di cosa significhi benessere animale e dell’impegno che c’è voluto per riadattare questo mestiere, impossibile da interrompere, durante il lockdown.

Il lavoro del veterinario all’interno degli allevamenti è uno dei pochi lavori che non si è fermato. Come ha vissuto questo momento d’emergenza?
No, non si è fermato. Gli animali d’altronde hanno continuato la loro vita normale, a differenza nostra, l’esigenza di prestare servizio c’era.

In che maniera ha dovuto riadattare il suo lavoro e quali sono state le difficoltà affrontate?
Ci siamo riorganizzati. Io collaboro con altri colleghi, di solito facciamo delle visite periodiche sistematiche settimanali, questa volta siamo andati a chiamata. Abbiamo avvisato tutti gli allevatori, quindi chi aveva bisogno di noi non doveva aspettarci ma chiamarci. Erano anche le indicazioni pervenute dal governo, ma è stata una scelta che abbiamo fatto anche nel rispetto degli altri.

Cosa è accaduto e cosa sta accadendo al mondo degli allevatori in questo momento?
Noi fortunatamente ci troviamo in una zona che non ha visto coinvolti molti operatori, per cui l’abbiamo vissuta abbastanza discretamente. Da un punto di vista lavorativo per loro è cambiato poco. Per esempio, tra i nostri clienti, abbiamo avuto un operatore di stalla che si è ammalato, quindi lì abbiamo dovuto prestare molta più attenzione. Se ci saranno delle ripercussioni economiche per gli allevatori, speriamo di no, le vedremo fra qualche anno. 

Mi racconta la sua giornata tipo all’interno di un allevamento?
Noi facciamo delle visite programmate, quindi sappiamo giornalmente quali aziende visitare e organizziamo i nostri giri dividendoci il lavoro. Tutto dipende anche dalla dimensione della stalla, si entra in azienda e si fanno le visite (soprattutto quelle ginecologiche). Per noi è un po’ una “scusa” per parlare con l’allevatore, capire che problemi ci sono, valutare le problematiche aziendali e ci si aggiorna sull’andamento della stalla.

Facciamo proprio i consulenti aziendali e ci confrontiamo con gli allevatori rispetto a tutto ciò che può interferire con il benessere dell’animale. 

Quello del veterinario è uno dei mestieri più difficili che esistono, perché “i pazienti” non parlano e non è sempre facile capire se c’è qualcosa che non va. Che responsabilità ci sono quando ci si prende cura degli animali?
Noi cerchiamo di supportare gli allevatori, è il nostro mestiere e bisogna lavorare insieme. La difficoltà è sempre quella di raccogliere e capire i sintomi. Negli anni ti abitui all’osservazione dell’animale, di come si sposta, di come si muove, se mangia, se non lo fa, se ha le orecchie basse.

Molte volte è il comportamento che attira l’attenzione degli allevatori e di noi veterinari. Io ho fatto qualche visita con dei medici, per curiosità, e faccio più fatica a seguire quello che mi dice un essere umano – ride, ndr.

Perché sono abituato a guardare il sintomo, quello che mi viene detto tende a distrarmi.

Qual è stata, e qual è ancora, la situazione all’interno degli allevamenti del Consorzio Parmigiano Reggiano. Quali sono le preoccupazioni e le difficoltà nella gestione delle bovine durante il lockdown?
Le problematiche sono state quelle di non poter fare le visite quotidiane e gestire i contrattempi che possono avvenire nelle stalle. Per quello che è stata la routine quotidiana come la mungitura e il resto, in questa zona non abbiamo avuto problemi. Una bovina va munta diverse volte al giorno, se non lo fai l’animale ne soffre. Inoltre, sono animali abitudinari, se cambi la routine di lavoro e di vita loro ne risentono sempre. Da noi fortunatamente non è successo. 

Illustrazione in copertina © Federico Tramonte / LUZ