Gian Carlo Minardi è l’uomo che da zero ha costruito una scuderia tutta italiana, ha raggiunto l’ambizioso traguardo di gareggiare in Formula 1 e ha portato a punti questo sogno.

Ci racconta la sua Emilia e ci spiega il successo della Motor Valley italiana, un punto di riferimento imprescindibile che ha avuto in questo territorio la sua massima espressione e ha contribuito a rendere la terra d’origine del Parmigiano Reggiano una tra le più ambite e amate dagli appassionati di motori di tutto il mondo.

Con una punta di orgoglio e qualche malinconia per un tempo che permetteva anche a chi non aveva pedigree di entrare da protagonista in uno degli sport più competitivi al mondo.

Perché questa terra è diventata una Motor Valley?
Beh, non c’è dubbio: perché qui è nata e cresciuta la Ferrari. Proprio lo scorso anno abbiamo festeggiato i 70 anni dalla nascita di questo brand.
L’Emilia è terra di contadini e in agricoltura sono nati i primi movimenti, siamo produttori di materie prime, ma abbiamo anche avuto un grande lavoro improvviso e molto forte nelle fabbriche di auto di grande livello, come Maserati, Ferrari, Lamborghini.
Questa è la Motor Valley anche perché ci sono molti terzisti che lavorano in questo territorio e si mettono al servizio di queste aziende.

Da questa terra arrivano i pezzi che servono a 7 team su 10 della Formula 1: si va dall’elettronica al carbonio, ai pezzi speciali che realizziamo solo qui.

Qui sono nate tante realtà, scuderie, persone che tra motociclismo e automotive fanno di questa terra un punto di riferimento.

© Gabriella Corrado / LUZ

Perché proprio qui si è sviluppata questa grande passione per i motori?

Qui il DNA è proprio spostato verso il motorsport. E se fino agli anni ’50 e ’60 si correva in moto senza circuiti, è qui che sono nati i circuiti più famosi, Imola, Misano, Varano.


L’Emilia era la regione che aveva più attività sportiva, e nel tempo è cresciuta tantissimo. Abbiamo la fortuna di avere praticamente il monopolio sulle auto di lusso: Lamborghini, Ferrari, Maserati e Dallara sono brand fortissimi che onorano l’Italia. Poi abbiamo le auto ad alte prestazioni di Pagani. Nelle vetture di alto prestigio siamo i primi al mondo.
E abbiamo anche due scuderie che corrono in Formula 1, la Ferrari e l’AlphaTauri.
A Faenza abbiamo Gresini, unico team che partecipa a Moto GP, Moto 2 e Moto 3. Nell’area di 150 km abbiamo veramente tante realtà, competitive in tutto il mondo.
Qui abbiamo quattro circuiti e chi abita all’estero può venire qui per provare le proprie auto e moto su percorsi di grande fama.
Siamo i primi costruttori di alto livello anche nell’ambito delle moto: abbiamo l’Energica Motor Company, che produce motoveicoli elettrici, e la Ducati. Fiorenti aziende per un comparto davvero forte.

Quali sono le caratteristiche di questo luogo che lo rendono così appassionante per chi ama questo sport?
Innanzitutto sono nati tantissimi musei, privati e non, che raccontano la storia del motorsport.

Se non ci fosse stato quel bellissimo passato, che ha creato questo sottobosco, non ci sarebbe un presente né tantomeno un futuro.

Abbinare la produzione di case automobilistiche e moto e la passione per la visita dei luoghi, ci ha permesso di utilizzare la Motor Valley anche come luogo legato al turismo e al cibo.
Siamo tra i maggiori produttori di gusto: paste, Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma sono nati qui. Credo che questo abbinamento di eccellenza nel comparto motoristico sommato al turismo e al food abbiano fatto di questa terra un vero unicum. Qui l’appassionato è in grado di vedere e di vivere la storia dell’automobile e del motorsport: nel tempo abbiamo avuto un’escalation di presenze legata alla Motor Valley, tant’è che anche la regione sta spingendo per abbinare queste tre realtà e fare sistema.

© Gabriella Corrado / LUZ

Qual è il ricordo più emozionante legato al suo lavoro?
Sono stati tanti i momenti importanti, belli e brutti. Ovviamente quando con la Minardi siamo andati a punti è stato magico.
Ma ‘il’ momento per me rimane uno:

il 5 aprile 1985, alle 9.30, quando si è spento il semaforo rosso e si è acceso il semaforo verde, e la mia macchina è partita dal circuito in Brasile. Lì è stata un’emozione unica.

Ero arrivato e approdato in Formula 1, con una macchina che portava il mio nome. Non avrei mai creduto allora che quel momento sarebbe durato per 340 gran premi e per 21 anni. Anche i mesi prima, di preparazione, furono importanti, ma in Formula 1 finché non sei partito per il primo Gran Premio non sai se ci sei davvero.

Da dove nasce questa sua passione?
Sono cresciuto fin da piccolo in mezzo ai motori, la mia famiglia aveva un concessionario ed è stata tra le prime a buttarsi nel mondo delle gare, e io di conseguenza sono sempre stato appassionato di corse. Sono nato nel 1947 e allora mio padre costruì un’auto che oggi sarebbe una Formula 3. Poi nel 1974 ho conosciuto Enzo Ferrari: e lì forse c’è stata la vera svolta per me. Un susseguirsi di puntate per arrivare prima in Formula 2 e poi in Formula 1.

Oggi che non gareggia più con le sue auto, frequenta ancora le corse?
Ma certo, e con tanta passione:

guardo tutte le gare e davanti alla tv cerco di vivere la corsa come se fossi ancora al muretto dei box.

Ho la fortuna che Bernie Ecclestone mi abbia lasciato un pass, quindi a parte quest’anno, mi godo anche due o tre gran premi dal vivo.

Perché questo sport è così amato?
L’automobilismo, dopo i mondiali di calcio e le Olimpiadi, è uno degli sport più seguiti al mondo.
La formula 1 fa 20/21 gran premi in giro per il mondo ogni anno: il nome di chi partecipa è conosciuto a livello internazionale. E non è solo la velocità, è proprio tutto quello che rappresenta e che ruota intorno alle auto. C’è una grossa fetta anche di pubblico femminile che sempre di più ama questo sport. I margini di sicurezza ormai sono altissimi, quindi si può guardare un GP con grande tranquillità.

Chi è per lei il personaggio che più di ogni altro ha cambiato le sorti di questa terra nel campo dei motori?
Beh è fuori discussione: Enzo Ferrari. È stato un personaggio con un carisma eccezionale.

Mi ha sempre accolto, mi ha dato degli spunti importanti, e anche inconsciamente mi sono reso conto che è stato grazie ai suoi consigli che ho fatto il salto.

Ancora oggi Ferrari è il brand più conosciuto al mondo, nel bene e nel male. Per quelli che se la possono permettere, comprare una Ferrari è un obiettivo.

Ama guidare o ama di più il suo lavoro con le auto?
Guidare per me è sempre stato un divertimento, ma passando gli anni guido sempre meno.
Le devo confessare che nei 21 anni di Formula 1 e nei 5 di Formula 2 vedere crescere da zero un’auto, vederla passare da un tavolo da disegno, crescere e poi arrivare a terra è un’emozione unica. Quando finalmente la vedi partire è come la nascita di un figlio.
In quei mesi vivi insieme ai tuoi collaboratori, vedi piano piano come evolve il progetto, metti insieme tanti particolari e quando tutto funziona la soddisfazione è incredibile.

© Gabriella Corrado / LUZ

Il cibo e la Formula 1 si conciliano?
Nella mia avventura con la Minardi avevamo sempre con noi dei cuochi romagnoli che facevano cucina tradizionale e portavamo in giro per il mondo i nostri prodotti, da servire a giornalisti, clienti, sponsor.

Negli anni ’80 per noi la cura della alimentazione dei piloti è stata quasi maniacale. Avevamo con noi il dottor Ceccarelli, uno dei più apprezzati professionisti in questo settore. Abbiamo sempre fatto delle diete con i prodotti tipici emiliani.


I carboidrati sono i più smaltiti: un bel piatto di pasta con Parmigiano Reggiano e olio era il cibo più utilizzato prima di prove o gare, e poi ovviamente un po’ di Prosciutto di Parma. Erano il supporto indispensabile per avere le energie necessarie a sopportare un gran premio di 306/308 km, un percorso estremamente faticose e pesante per un pilota.
Sono sicuro che il fatto di aver portato in giro per il mondo i nostri prodotti e averli fatti assaggiare ha contribuito al ritorno d’immagine per l’Emilia.

Quali sono i piatti e i prodotti che ama di più?
Sono ghiotto di tagliatelle romagnole e quando le mangio mi ricordo di quelle fatte a mano dalla nonna.
E poi amo i tortellini: a seconda di dove li mangi, hanno caratteristiche diverse, con ripieni diversi che cambiano a seconda della città. E poi, ovviamente in certi periodi dell’anno, non mi perdo cotechino, zampone con dei buoni formaggi, che per noi sono una priorità.